Il Granato di Paestum

“Melograno“ deriva da “malum” (mela) e “granatum” (con semi). Etimologicamente, il dialetto napoletano e di alcune aree della Campania tra cui Paestum, utilizza la parte della parola che riguarda i semi, l’elemento più rappresentativo del frutto.

Il melograno è una pianta originaria della Persia e dell’Afghanistan che si è diffusa presto nell’area Mediterranea.

Abbondante in vitamine e antiossidanti, questo frutto è da millenni fonte di buona nutrizione per i popoli degli aridi territori dell’Asia, ed è considerato il Re dei frutti anche per il suo peculiare picciolo a forma di corona.

Punica granatum” è il nome scientifico della pianta di melograno, il fusto può arrivare anche ai 5 metri d’altezza, ha una corteccia rosso-grigiastra e rami spinosi. Le foglie sono decidue, oblunghe, per lo più opposte, rigide e lucide.

I bei fiori scarlatti sbocciano all’estremità dei rami, da maggio a luglio. Il frutto è una grossa bacca coriacea, tondeggiante di colore giallo-arancio, diviso al suo interno in 7-15 cavità nelle quali sono posti i semi, avvolti da una polpa acida o dolce, succosa e trasparente. La maturazione dei frutti avviene in autunno.

Il melograno nei luoghi più caldi viene coltivato spesso anche a scopo ornamentale nei giardini e sui terrazzi: i suoi fiori di colore acceso e caldo esplodono in primavera ed i frutti che hanno simboleggiato fin dall’antichità la vita e la fecondità, ancora oggi rendono più gioiosa la tavola delle feste.

Una credenza popolare invita le spose a spaccare un melograno perché i semi che ne usciranno corrispondono al numero di bambini che nasceranno da quell’unione, infatti questo frutto è legato al culto di Hera, Dea del matrimonio e della fecondità.

Nell’antichità il melograno era tenuto in grande considerazione anche per le sue proprietà terapeutiche. Già 4000 anni fa gli egizi conoscevano le proprietà vermifughe della radice del melograno. In Europa, all’inizio del XIX secolo la scorza di questa radice era molto usata nella lotta contro la tenia; la scienza di oggi ha infatti confermato la presenza di alcaloidi antielmintici, molto efficaci contro le tenie.

I possibili utilizzi del melograno in ogni suo elemento sono innumerevoli: di recente il succo di melograno viene raccomandato dalla nutraceutica per i suoi benefici cardiovascolari; è inoltre rinfrescante, diuretico e tonico.

Rispetto all’impiego del melograno esistono tante curiosità: la corteccia del frutto, ricca di tannino è ancora usata in Africa del nord e in Oriente per conciare il cuoio. Con la buccia essiccata si ottiene un buon colorante: un peculiare giallo tendente al verde che è stato ritrovato perfino in alcune tombe egizie. In presenza di ferro essa da’ una tinta nera adatta per farne inchiostro, anche i fiori possono servire per preparare un inchiostro rosso.

Il frutto oltre a essere un raffinato dessert, si presta ad insolite ricette: gelatine, bevande, granite, marmellate. Sia i chicchi, sia il succo puro di melograno  sono adoperati in cucina nella preparazione dei dolci, della carne, di risotti in agrodolce, di liquori speciali.